La Spagna archivia l'era Zapatero con una batosta per il Psoe
Ancora non è chiara la ricetta anti-crisi(a
parte i tagli alla spesa pubblica) di Rajoy ma da domani il leader popolare
troverà una Spagna con uno spread altissimo,una disoccupazione al 22% con
quella giovanile al 44% ed un deficit che supera il 9% del prodotto interno
lordo.
Il neo presidente erediterà una Spagna che
nel primo governo Zapatero conobbe un periodo di crescita economica eccezionale
che portò alla rielezione nel 2008 del premier Zapatero definito da tutti “il
socialista dei cittadini”. Negando che l’economia spagnola fosse entrata in
crisi aumentò le pensione minime e i salari pubblici,ma con l’aggravarsi della
crisi, la disoccupazione tocca livelli record e iniziano i primi malumori tra
gli spagnoli. Dopo l’aut aut dell’Unione Europea,Zapatero mette da parte il
programma elettorale e inizia a tagliare
stipendi,pensioni e indennità,aumenta l’età pensionabile e l’Iva passa dal 16
al 18 per cento. La risposta a queste scelte, arriva, durante le regionali dove
il Psoe,partito del presidente crolla e perde consensi anche nelle proprie
roccaforti. Il 15 maggio a Puerta del Sol,nel centro della
capitale,Madrid,nasce il movimento degli indignados,poi diffusosi in tutto il
mondo,composto da giovani tra i 20 e i 35 anni e anziani oltre i 60 che
criticano tutti i partiti diventati ormai rappresentanti delle banche. Dopo aver siglato un patto col partito di
Rajoy per modificare la Costituzione inserendo il pareggio di bilancio
obbligatorio dal 2020, annuncia le elezioni anticipate con data fissata per il
20 novembre.
La Spagna il 20 novembre volta
pagina,archivia una gestione non rosea che ha visto il declino di uno dei
maggiori esponenti del socialismo europeo che a causa di politiche e scelte
sbagliate “ha sacrificato la sua carriera politica per il Paese”.
Oreste Sabatino
Coordinatore Gd di San Nicola dell'Alto
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