Adesso la festa si può fare.


E’ tempo di festeggiare.
In una calda giornata di maggio da Milano a Crotone,passando per Napoli esplode, nelle varie piazze, la festa del centrosinistra che batte la destra populista,delle cricche e degli insulti.
A Milano,Pisapia “libera” la città dopo 18 anni di berlusconismo sconfiggendo l’incompetente Moratti. A Napoli l’ex Pm de Magistris strapazza Lettieri, ridando entusiasmo e speranza alla capitale del Mezzogiorno. A Cagliari il giovane Zedda conquista la città dopo 20 di governo di centrodestra. Si vince anche a Trieste,Novara,Crotone,Rho,Grosseto,Mantova..
Una destra che tira la carretta in Calabria, raccimola nel Lazio e al Nord qualche comune, per il resto solo sconfitte.
Un voto che i cittadini hanno espresso dopo esser scesi in piazza e saliti sui tetti. Vince l’Italia che si è indignata. Vincono le donne,gli operai e i precari.
Il vento è cambiato e si vede dai risultati: 4 a 0 nelle città metropolitane, 22 a 8 nei comuni capoluoghi, 7 a 4 nelle provincie.
È l’inizio di una grande era di cambiamento e rinnovamento. Dopo una stagione di sconfitte e vittorie di misura,vince la sinistra riformista e radicale che ha messo in campo forze nuove e giovani idee che accolgono consenso anche nell’elettorato moderato, mettendo da parte l’ideologie e ponendo al centro i programmi. Ora dal governo locale e dall’entusiasmo che questa tornata ha portato va presentato un programma serio e condivisibile. Il Pd deve mettere in cassaforte l’alleanza con Idv-Sel e dialogare col Terzo Polo per una possibile alleanza in futuro già sperimentata nei governi locali,non per andare contro ma oltre Berlusconi,perché oltre c’è un’Italia che attende risposte.
Ma soprattutto vince l’Italia,quella migliore di chi la governa.
Oreste Sabatino                                                                                                                         
Coordinatore Gd di San Nicola dell'Alto

Commenti

Post popolari in questo blog

Didattica a distanza, garantire a tutti l’accesso all’istruzione

I 50 anni dello Statuto dei lavoratori e il riformismo di Giugni

Piano e governance, cosa non torna nella proposta italiana